Relatore
Descrizione
Scopo: L’obiettivo di questo studio è quello di verificare la presenza di differenze tra la refrazione soggettiva monoculare e binoculare.
Metodi: Sono stati analizzati 37 soggetti, selezionati in maniera casuale e che rispettassero i criteri di inclusione. È stato utilizzato l’ottotipo digitale “POLAR Advanced Refraction Unit” con scala logaritmica, posto a 5 m di distanza, per le misure di AV. Ai soggetti è stata effettuata la refrazione soggettiva, in condizioni monoculari e binoculari, e poi con cicloplegia. L’analisi statistica è stata condotta con il software Jamovi (versione 2.4), effettuando test statistici (t di Student, t di Wilcoxon, grafici di Bland-Altman) per confrontare i dati.
Risultati: C’è una differenza statisticamente significativa tra: la sfera binoculare e monoculare (p < 0,001; t di Student); l’autorefrattometria post cicloplegia e quella pre cicloplegia (p < 0,001; t di Student); la sfera oggettiva post cicloplegia e la refrazione soggettiva binoculare (p = 0,01; t di Student). Non c’è differenza statisticamente significativa tra il cilindro binoculare e monoculare (p = 0,77; t di Wilcoxon).
Conclusioni: In conclusione, possiamo dire che la refrazione sferica binoculare è fondamentale nella pratica clinica, perché non è solo statisticamente significativa, ma lo può essere anche a livello clinico; infatti, in alcuni casi è stata riscontrata una differenza massima tra la refrazione soggettiva binoculare e monoculare di 0,50 D.